martedì 5 luglio 2011

"Io sono a favore dell'allattamento! Ma..."

Chi mi conosce sa quanto io sia timida. E il mio approccio con l'esperienza dell'allattamento non mi ha aiutato ad avvertire immediatamente questo gesto come naturale. Eppure lo è!
Perché mai dovrebbe esserlo solo per le mucche o le cagnette? Perché se dico a mio marito di aver assaggiato il mio latte ricevo una smorfia di disgusto? Non dovrebbe reagire così se mi trovasse ad assaporare il latte di un altro animale? E invece no. La società ci ha così "corrotti" che troviamo naturale ciò che non lo è e innaturale ciò che invece dovrebbe esserlo.
Per questo, e anche perché adesso io e mio figlio non abbiamo alcuna difficoltà ad "attaccarci" in meno di un secondo (quando i primi tempi avevamo bisogno di silenzio, solitudine e un manuale di istruzioni per l'uso!), ho deciso che dovevo fare qualcosa per aiutare tutte quelle mamme che vogliono, vogliono, fortissimamente vogliono allattare il proprio piccolo!




Maitena


Oltre ad allattarlo ovunque (finalmente!!), sto cercando con tutte le mie forze di incoraggiare un paio di amiche in attesa e rispondere alle loro domande.
Mi sono sperticata in consigli lunghi come romanzi implorando entrambe di non cedere alle difficoltà iniziali. Poi mi sono ricordata di un post di Claudia e mi sono scoperta una "talebana del capezzolo"!!
Tralasciando questa orribile definizione, mi sono resa conto che mi stavo comportando esattamente come odio che si comportino con me certi dispensatori di consigli non richiesti (e non graditi!)...ma non riuscivo a frenarmi!
Una delle due, la più prossima all'evento, mi ha parlato di ostetriche e pediatri "favorevoli all'allattamento"...certo! Li conosco, lo sono tutti, finché...


La mia esperienza iniziale con l'allattamento è stata a dir poco disastrosa. Mio figlio non ha mangiato per 5 giorni (nulla!) ma in ospedale dicevano che era una mia impressione, che anche una goccia di colostro per lui era mangiare. Insomma, a nemmeno 12 ore dal parto mi sono sentita dare della pazza visionaria! Poi mi sono decisa a contattare una consulente...


Questo post non era partito come un racconto delle nostre difficoltà iniziali, ma come un piccolo sassolino nel lago dell'indifferenza e dell'ignoranza (nel senso letterale del termine). Perché non voglio credere che certi consigli (comincio a odiare questa parola!!) provengano da secondi fini...



To be continued...

Consigli di lettura: In attesa del sequel, vi segnalo questo librino di facile lettura ma di grande utilità "Allattamento Materno. Tutto ciò (o quasi) che bisogna sapere" di Claude Didierjean Jouveau, ed. Coleman.

giovedì 30 giugno 2011

Mma-mma-mma...

Ho aspettato un po' prima di scrivere questo post perché mi ero ripromessa che avrei segnato sul calendario il giorno in cui il Puzzolo avrebbe pronunciato le sue prime parole con cognizione di causa, invece...
Domenica siamo stati al mare, la sua prima volta, esperienza di per sé importantissima, ma qualcosa l'ha resa davvero speciale. Il 26 giugno, infatti, il mio amorino ha pronunciato per la prima volta mma-mma-mma ed io mi sono sciolta come neve al sole...
Mi è sembrato un suono talmente dolce pronunciato da quell'adorabile vocina che ancora adesso, a distanza di tre giorni, ogni volta che lo ripete mi squaglio letteralmente!
Sono andata a ripescare i miei testi universitari e scopro che questa non è la fase dell'acquisizione del linguaggio comunemente conosciuta come "lallazione"...no, la lallazione è la fase dei borbottii e gorgoglii, questa è la fase del balbettio, l'avvio nella specificazione della facoltà di linguaggio in una determinata lingua.
Che scoperta!!!





Già che ci sono vi riporto brevemente le cosiddette fasi prelinguistiche:
- la lallazione, quando il bambino ha all'incirca 3 mesi, consiste nella produzione delle consonanti velari come [k] e [g] e vocali alte come [i] e [u].
- il balbettio, quando il bambino ha circa 6 mesi e produce diverse vocali e consonanti come ad es. le fricative e le nasali. Si tratta di suoni caratteristici composti dall'unione ripetuta di una consonante e una vocale ("dadada", "bababa", "mamama"...). Di solito, in questa fase, il bambino è in grado di stare seduto con la schiena dritta.  


E così scopro che il Puzzolo ha da tempo superato la fase della lallazione ed è già in pieno balbettio. Da un (bel) po', infatti, ripete pa-pa-pa mentre la prima "parola" è stata da-da-da.


Ma chi l'ha segnato sul calendario???

giovedì 23 giugno 2011

È nato prima il ciuccio o la tetta?

La domanda ricalca l'annosa questione "è nato prima l’uovo o la gallina?"... ma la risposta, in questo caso, sembra essere scontata. Invece non lo è.
Ieri sera, dopo aver appreso la felice notizia che la piccola Alma è finalmente tornata tra le braccia di mamma Habiba, ho trovato un articolo sui motivi per i quali le due erano state separate. Mi si è accapponata la pelle!
Tra questi c'è l'assurda accusa di aver creato nella bimba la confusione di considerare - e utilizzare - il seno "come un ciuccio o un gioco" (anche a me è stata più volte rivolta la frase "Tuo figlio ti ha scambiato per un ciuccio!", come se il seno fosse un surrogato del ciuccio e non viceversa) ...e più procedevo nella lettura dell'articolo, più non riuscivo a credere ai miei occhi: Habiba ha sempre agito, istintivamente, come meglio non avrebbe potuto per il bene della sua bambina. Ma questo fortissimo istinto materno è costato caro a lei e alla piccola Alma!

Nel mio piccolo, anch'io ho vissuto la straziante separazione da mio figlio per due interminabili (miseri, al confronto con questa triste storia) giorni e il dolore, vi assicuro, è lancinante!

Per questo credo che sia necessario aderire a certe iniziative per sradicare una cultura che ci chiede insistentemente di delegare il nostro compito di genitori a oggetti (box, sdraiette...) o terze persone (baby sitter, asili nido...)*. Non si tratta solo di trasmettere la cultura dell'allattamento di durata normale, ma di prendere coscienza delle nostre competenze genitoriali, se non turbate da interferenze esterne. Si tratta di riconoscere e assecondare il bisogno (e non il vizio!) di contatto che ogni cucciolo, a qualsiasi specie o cultura appartenga, ha. E il desiderio (leggasi diritto), sacrosanto, di ogni mamma di amare incondizionatamente i propri figli.


Questa tenerissima immagine rinfranca i cuori di tutte noi... perché Todas somos Habiba!


Consigli di lettura: "E se poi prende il vizio?" di Alessandra Bortolotti, ed. Il Leone Verde (collana Bambino Naturale).



* Alla difficoltà di conciliare il ruolo di madre (e padre) con quello lavorativo in realtà come la nostra, voglio dedicare un post a parte.

martedì 21 giugno 2011

È faticoso frequentare i bambini...

Dopo il mio ultimo post ho ricevuto tante pacche sulla spalla...volevo ringraziarvi ancora una volta, e lo faccio qui perché Blogger ha deciso di farmi i dispetti e non mi permette di farlo come risposta ai vostri commenti! Grazie!!

Come ho già anticipato a qualcuna di voi, volevo regalarvi una meravigliosa poesia che una cara persona, e splendida mamma, mi ha dedicato dopo quella esperienza un po' traumatica...

L'autore è Janusz Korczak, scrittore e pedagogista polacco che morì nel campo di sterminio di Treblinka, insieme ai bambini del suo orfanotrofio. Definito, non a caso, il poeta dei bambini.

Dite:
è faticoso frequentare bambini.
Avete ragione.
...Poi aggiungete:
bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, inclinarsi,
curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Di Janusz Korczak, il poeta dei bambini , qui in Blogosfere è stato pubblicato un bell'articolo in occasione della giornata della memoria. Perché questo scrittore e pedagogista polacco morì nel campo di sterminio di Treblinka, «insieme ai bambini del suo orfanotrofio».
Nei giorni scorsi circolava in rete questa sua poesia, bellissima, dal titolo E' faticoso frequentare i bambini:

Dite:
è faticoso frequentare bambini.
Avete ragione.
...Poi aggiungete:
bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, inclinarsi,
curvarsi, farsi piccoli.
Ora avete torto.
Non è questo che più stanca.
E' piuttosto il fatto di essere obbligati ad innalzarsi
fino all'altezza dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi, alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.






Per tutti noi ...e per i nostri bambini!


Alla prossima!

sabato 18 giugno 2011

Bagnetto a tempo di musica...stonata!

Oggi ho portato il Puzzolo in piscina per la prima volta. Era un incontro di musicoterapia in acqua, una di quelle cose che mi entusiasmano. Tra l’altro sto scrivendo una tesina per un corso di counselling proprio sul potere della musica nella relazione mamma-bebè e l’occasione per verificare quanto stavo imparando mi sembrava perfetta.
Così non è stato. L’acqua era troppo fredda per un bimbo abituato ai suoi 36 gradi e così, dopo qualche tentativo di abituarlo alla temperatura e alla nuova esperienza, l’ho portato fuori dall’acqua. L’ho avvolto nel suo accappatoio che piangeva e tremava, amore mio, e ho cominciato a cullarlo e a cantargli qualcosa. Non ricordo cosa, forse erano solo note. L’ho attaccato al seno e si è addormentato serenamente tra le mie braccia.

A quel punto ho realizzato una cosa ovvia: la voce umana, della mamma in particolare, è musica per le sue orecchie! E così, mentre osservavo gli altri bimbi che godevano di quella lezione con le loro mamme e con i nuovi amichetti, io pensavo che avevo compiuto una violenza verso mio figlio, cercando di "omologarlo" agli altri. Mi sono odiata!
Poi ho fatto un ulteriore passettino nel mio brainstorming e ho pensato alla lettura ai (con i) propri piccoli. Forse solo oggi ho davvero capito l’importanza di questo “rito”, non si tratta solo di una buona abitudine da trasmettere per formare futuri lettori…è molto di più! Lo so, è evidente, ma io l’ho capito davvero solo oggi. La mia voce, nella lettura come nel canto, o nelle semplici parole di tutti i giorni, crea ogni giorno la nostra relazione. Soprattutto da quando lui comincia a chiamarmi, a rispondermi. È un canto a due voci che si mescolano tra di loro perfettamente.
Da domani non mi preoccuperò più di cercare di trasmettergli una mia abitudine, per quanto buona possa essere, ma solo di costruire con lui un rapporto basato sul rispetto (dei suoi bisogni e delle sue necessità) e la fiducia (su ciò che vuole comunicarmi, anche se non è esattamente ciò che mi aspetto), un rapporto tutto nostro. Solo così potremo muoverci insieme a tempo di musica…la nostra musica!
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