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venerdì 11 maggio 2012

Venerdì del libro: Rime per le mani

Bentornati!
Anche se in extremis non volevo perdere un altro venerdì, anche perché questa settimana il consiglio di lettura me l'ha suggerito proprio Il Puzzolo!

Il libro che vi propongo è stata una vera sorpresa. Per tutti.
Dovete sapere che, quando ero incinta, ho cominciato a 'collezionare' tutti i libri per bambini che venivano consigliati da genitori e pupetti entusiasti. Ebbene, casa nostra è ormai più fornita della biblioteca della nostra città! Ho già preso dei libri che leggerà - presumibilmente - non prima di arrivare alle medie... :-P

Queso libro, in particolare, ha raggiunto tutti i membri della famiglia (nonni e zii compresi), volenti o nolenti. Si tratta infatti di un libro che, come il mio suggerimento della scorsa settimana, ha quel qualcosa in più...

Il titolo è Rime per le mani (parole di Chiara Carminati, illustrazioni di Simona Mulazzani e musiche di Giovanna Pezzetta) ed è una costante in casa nostra!

Il Puzzolo, infatti, non perde occasione per accendere lo stereo e lasciarsi cullare dalle rilassanti note di "Giunge l'ora dello sbadiglio" o lanciarsi nella trascinante "Tarantella del pizzicotto"!
Soprattutto se in presenza di un pubblico di fan sfegatati... i parenti!

E, in effetti, vederlo ballare è un vero spasso!!!

Come avrete capito, il libro contiene un CD con delle musiche che catturano davvero chiunque. E la cosa che più mi ha colpita è che i brani variano dal jazz al reggae alla musica etnica. Non si tratta delle solite semplici filastrocche musicate (anche se in questo caso si tratta della bravissima Chiara Carminati)...


Nessuno può resistere, è una specie di droga! Soprattutto se vostro figlio vi guarda con occhi scintillanti e sorridenti... Vedrete che vi ritroverete a ballare anche voi!

Le divertenti situazioni che si possono creare scatenandosi in questo gioco allegro e danzante, inoltre, sono suggerite da alcune "istruzioni per l'uso". Anche i genitori "più timidi" potranno, quindi, partecipare senza fatica a questo gioco!  



Per la gioia dei vostri bimbi!

N.B. Anche questo libro è consigliato da Nati per Leggere. L'età indicata è 2 anni, ma noi ascoltiamo il CD da quando Il Puzzolo aveva circa 5 mesi (ora ne ha 19) e non si stancherebbe mai di ascoltarlo!

giovedì 2 febbraio 2012

Ma che musica!!!

Finalmente io e Il Puzzolo abbiamo cominciato un corso di musica che ho atteso come la telefonata di un boyfriend a 15 anni! L'insegnante è specializzata nella Music Learning Theory di Edwin E. Gordon e l'ho inseguita come una vera stalker*!!
Niente solfeggio e niente pentagramma, solo musica musica musica!!!
Prima di raccontarvi la nostra esperienza, però, vorrei postare un'intervista che ho realizzato qualche mese fa ad Andrea Apostoli, Presidente dell'AIGAM, che ringrazio di cuore per il tempo che mi ha dedicato. Chi meglio di lui (solo il Professor Gordon) per introdurre l'argomento...

1)      Di cosa si occupa esattamente la vostra Associazione e a chi si rivolge?
Ci occupiamo principalmente di formazione (insegnanti, musicisti, educatori) e poi di corsi per lo sviluppo della musicalità nel bambino dall’età neonatale in poi. L’AIGAM è un ente accreditato alla formazione da parte del Ministero della Pubblica Istruzione ed è l’unica associazione riconosciuta ufficialmente da Gordon in Italia per l’insegnamento della sua Teoria dell’apprendimento musicale. L’AIGAM ha anche un’attività scientifica di ricerca e organizzazione di congressi e convegni in tema di apprendimento musicale, e una bella attività editoriale in collaborazione con Edizioni Curci di Milano con l’uscita di numerosi libri rivolti sia a genitori che agli insegnanti e persino ai bambini, ai quali sono dedicati i tre libri della serie "Ma che musica!"**.
2)     Qual è l’obiettivo dell’AIGAM? E quale la differenza tra i corsi che proponete e un qualunque corso di musica per bambini?
L’obiettivo dell’AIGAM è la divulgazione, la promozione e lo sviluppo della Teoria dell’apprendimento musicale di Gordon in Italia. Una teoria sviluppata da Gordon dopo anni e anni di ricerca empirica e osservativa da cui deriva una pratica educativa e didattica. Parlando di peculiarità dei nostri corsi, uno dei primi aspetti è la precocità nell’avvicinamento della musica al bambino, non con l’intento di creare dei piccoli geni ma perché Gordon ha fatto importanti studi sull’attitudine musicale andando a scoprire che è innata e non direttamente ereditaria. Non ereditiamo la musicalità dai nostri genitori ed è invece importantissimo l’ambiente in cui il bambino cresce nei primi anni di vita (il potenziale di apprendimento della musica è in sviluppo fino ai 9 anni, poi va scemando). Così come per il linguaggio, come diceva Maria Montessori, esistono questi periodi sensitivi, durante i quali il bambino è particolarmente predisposto all’apprendimento dei linguaggi (i linguisti parlano di finestre di apprendimento, i neurofisiologi parlano di periodi critici).
Il secondo aspetto potrei sintetizzarlo con il fatto che l’AIGAM non fa saggi! Non è la prestazione del bambino che ci interessa ma l’assorbimento da parte sua della sintassi musicale, attraverso un approccio che non è mai intrattenimento e animazione ma comunicazione attraverso la musica con il bambino. Nei nostri corsi i bambini si muovono, sono liberi, giocano, vengono guidati dall’insegnante a fare attività educative ludiche con la musica. Pochissime parole (addirittura fino ai tre anni non si parla mai), melodie e ritmi senza parole che non sono “per bambini”, brevi sì ma complessi e vari, in modo da poter fare assorbire al bambino la sintassi musicale come assorbe quella linguistica, per intero. Come nell’apprendimento del linguaggio non viene semplificata la lingua, così facciamo nella musica.
Un altro importante aspetto, una novità, è il ruolo del movimento. Generalmente al movimento viene richiesto di essere descrittivo della musica, si chiede, cioè, ai bambini di descrivere col corpo alcuni aspetti della musica (salta su questo ritmo, batti le manine...), per Gordon, invece, il movimento ha una funzione percettiva, è un sesto senso, è apprendimento. Per cui si tratta di un movimento spontaneo che l’adulto rispecchia e contestualizza ma che parte dal bambino.   
3)      In che modo viene proposta la musica ai bambini e quali sono i corsi che offrite?
I Corsi di Musica per bambini che proponiamo sono essenzialmente tre:
- Musicainfasce 0-36 mesi
- Sviluppo della musicalità 3-5 anni
- Alfabeto della Musica da 6 anni in su
I primi tre anni di vita del bambino sono i più importanti per lo sviluppo della sua attitudine musicale e costituiscono una finestra di apprendimento irripetibile per l’acquisizione del linguaggio musicale. Il Corso di Musicainfasce è il primo e importantissimo passo per iniziare un percorso di apprendimento musicale che porterà il bambino a comprendere e amare la musica.
Il 2° corso costituisce la prosecuzione ideale di Musicainfasce ma può anche essere il primo momento di avvicinamento alla musica per i bambini di tre, quattro e cinque anni, età in cui nel bambino cominciano a prendere forma importanti competenze musicali. Si lavorerà in gruppo con il rispetto dei diversi ritmi di apprendimento dei singoli bambini e senza spingerli alla prestazione e alla performance.
Il Corso costituisce anche un’ottima base per un successivo avvicinamento al coro e allo strumento.
A partire dai 6 anni, l’allievo è guidato nello sviluppo della propria Audiation, la capacità di pensare musicalmente, e nel percorso di conoscenza degli elementi di base dell’armonia e della sintassi musicale, imparando a riconoscere i modi, le funzioni armoniche e i tempi usuali e inusuali. Il percorso di apprendimento proposto associa allo sviluppo dell’audiation, l’acquisizione di competenze relative all’uso della tastiera, all’esecuzione e all’improvvisazione. 
4)      La vostra Associazione si rivolge anche alle donne in gravidanza, in che modo?
L’obiettivo è quello di offrire un ulteriore canale di relazione prenatale fra mamma e bambino. Il bambino sente già a fine quarto/inizio quinto mese di gravidanza i suoni con il suo orecchio. Prima li percepisce come vibrazioni sulla sua pelle nel liquido amniotico, e quindi noi lavoriamo con la mamma cercando di favorire la consapevolezza che il bambino è in ascolto, che il bambino reagisce ai suoni e che l’apprendimento musicale, ma anche linguistico, inizia in età fetale. Durante i nostri corsi di preparazione al parto, quindi, lavoriamo facendo cantare e muovere le mamme. Poi ci sono i concerti di musica in attesa, svolti in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, e poi il quarto libro “Ma che musica in dolce attesa” con un CD di musiche molto adatte ad essere ascoltate durante la gravidanza, delle frasi scritte da me sul tema della gravidanza, dove cerco di riflettere sui vari aspetti che una donna affronta durante questo periodo in un modo non didascalico, non pedante, e delle illustrazioni molto belle di Maria Grazia Orlandini.
5)      Nel malaugurato caso in cui non ci fosse una sede dell’AIGAM nella propria città, i genitori possono “sostituirsi” ai docenti?
Non direi che possono sostituirsi ma possono senz’altro fare un lavoro che i docenti non possono fare (questo discorso vale anche per le educatrici di asili nido, insegnanti di scuola dell’infanzia e di scuola primaria, ecc.):  voi potete fare un lavoro continuo, giornaliero, e potete lavorare sull’ascolto. È fondamentale, nella prima infanzia, ascoltare musica d’arte! Ascoltare brani che sono selezionati secondo questi criteri: brevità (in quanto la concentrazione dei bambini è altissima, maggiore di quella degli adulti come profondità, ma è molto più breve. Un bambino si ri-concentra continuamente su nuovi oggetti, su nuovi stimoli. Non direi che si distrae, un bambino molto piccolo, come diceva Maria Montessori, sembra sempre che lavori, non è mai distratto ma concentrato su qualcos’altro da quello che invece io vorrei proporgli); varietà, complessità, ripetizione (perché il bambino ha bisogno di sentire più volte) e silenzio. Il silenzio è importantissimo (ed è sempre più assente nelle nostre vite: televisore acceso, ventilatore, traffico, ecc.), è il luogo dell’ascolto.
Spesso mi sento dire: “Ah, noi facciamo ascoltare musica ai bambini tutto il giorno, in macchina, a casa...” Io dico sempre che tutto fa rima con niente. Se io ho lo stereo acceso tutto il giorno finisco per non ascoltarlo. Il cervello umano è un organo pigro, a detta dei neurologi stessi, quando uno stimolo si ripete continuamente senza che questo comporti una necessità di adattamento nella persona, o di messa in sicurezza o di variazione del proprio comportamento, ma è uno stimolo che continua, dopo un po’ il nostro cervello non lo considera più importante da ascoltare e letteralmente non viene più sentito (come chi vive in campagna e va a dormire in città e non riesce a dormire per il rumore e viceversa). L’idea è di far ascoltare la musica vera ai bambini. Non imparano a parlare attraverso filastrocche, non imparano la musica, non imparano a comprendere la sintassi della musica attraverso le canzoncine. Non siamo contrari alle canzoncine ma non sono utili allo scopo, non fanno apprendere il linguaggio musicale ai bambini, nell’età in cui è fondamentale che lo apprendano per poi comprenderlo da più grandi e quindi apprezzare la musica anche complessa. Quindi sia a scuola che a casa ascoltare, ascoltare insieme. L’ascolto è un fatto relazionale nella prima infanzia. Ricordiamoci sempre che un bambino, quando c’è un estraneo, un fatto nuovo, quando cade, la prima cosa che fa è guardare negli occhi della mamma o del papà, cerca il loro sguardo per interpretare quello che gli è successo. Quindi un ascolto virtuoso è un ascolto fatto insieme con una mamma o un papà (o un’educatrice) che gode della musica che ascolta, che chiude gli occhi, che ondeggia, in modo che il bambino possa sentire che quel linguaggio è importante, affettivamente importante. Quindi non parlerei di sostituzione ma potete ugualmente fare un lavoro molto importante, anche se non siete dei musicisti.
6)      Quali consigli si sente di dare, quindi, a chi vorrebbe fornire una simile opportunità ai propri figli, pur non avendo alcuna competenza in ambito musicale?
L’ascolto potrebbe anche sfociare in occasioni di ascolto dal vivo (noi organizziamo concerti con l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, concerti adatti, concerti veri). Non importa se dopo mezz’ora il bambino si è stancato e dovrete uscire, non dite che peccato! ma che fortuna che abbiamo potuto godere di quella mezz’ora! Portarli, dopo il concerto o durante l’intervallo, dietro il palcoscenico a vedere gli strumenti, a vedere chi ha suonato. E, se siete intonati, cantate per il vostro bambino!***


*Di questo argomento ha parlato - molto bene - anche Bruna qui.
** Qui trovate un video esplicativo sui corsi dell'AIGAM e qui potete ascoltare brani tratti dai CD proposti. 

***A questo proposito, vi suggerisco il bellissimo Ascolta con lui, canta per lui di Andrea Apostoli e Edwin E. Gordon, Edizioni Curci. Il testo si rivolge ai genitori che non sono in possesso di specifiche competenze musicali e contiene un CD con alcuni brani proposti per l'ascolto e altri che possono facilmente essere memorizzati dai genitori e dai bambini stessi, in modo da creare quella comunicazione relazionale e musicale tanto raccomandata da Gordon.



Alla prossima!!

sabato 17 dicembre 2011

Mamma (papà, zio, vicino di casa...), me lo leggi?

"Me lo leggi?" di Giorgia Cozza, ed. Il leone verde.

Non so da dove cominciare...ok, dall'arrivo del pacco. Lo apro e lo mollo (quasi contemporaneamente) per correre all'inseguimento del Puzzolo che, nel frattempo, aveva cominciato a demolire casa dei nonni (tutta eh, è democratico!). A quel punto, sento dal corridoio la voce di mia sorella che legge: "Silvana, nonna di Nicolò, 6 mesi"...Wow!! Meglio del Libro delle Risposte, ha trovato subito la testimonianza di nonna Silvana (nostra madre)! (Se vi dico che al secondo colpo ha trovato quella di mio marito non mi credete, vero?)

Decido, quindi, di lasciare che mio figlio esplori lo spazio (in fondo, dicono che sia giusto così) e mi precipito a sfogliare il libro. Il cuore comincia a battermi...no, non (solo) perché siamo presenti in uno dei libri che (ne sono certa!) mi accompagnerà nei momenti che più anelo del mio prossimo futuro da mammina (le letture - e le coccole - prima della nanna, la sfiancante richiesta Me lo leggi? quando pensi che stia per crollare dal sonno...e tu con lui!). Scoprire le mie parole, le foto del mio bambino, immaginare (non l'ho mica letto tutto! Datemi un po' di tempo) che siano state accolte alcune mie piccole segnalazioni, ricordare che, nel momento esatto in cui mi veniva richiesta una testimonianza su un argomento in particolare, l'avevo già buttata giù e la stavo rileggendo (senza sapere se le sarebbe interessata) e scoprire di essere addirittura stata inserita nei ringraziamenti, mi ha davvero emozionata. E commossa.  

Mi è poi tornato in mente il momento in cui ho conosciuto Giorgia: aspettavo Il Puzzolo e cercavo suggerimenti di lettura ...non per me, per lui!
Mi ha risposto una tipa molto carina, gentilissima e chiaramente competente in materia (di libri, di bambini, di mamme), solo qualche mese dopo ho saputo chi fosse. E ho cominciato a tampinarla (solo sul web, per sua fortuna)! ;-P
A questo proposito (spero di non togliere valore all'enorme lavoro di Giorgia... credetemi, a parte queste poche righe il libro merita davvero!), vorrei postarvi una mia testimonianza che troverete all'interno del libro, un "pezzetto" della nostra storia...:


Ero partita con le migliori intenzioni… ma mi sono persa strada facendo. Durante l’attesa avevo letto che leggere ad alta voce una breve storiella o ripetere qualche filastrocca avrebbe creato un miglior contatto col nascituro. Meglio ancora se avessi ripetuto questo rito quotidianamente fino alla nascita. Pare che, una volta venuto al mondo, il piccolo sia in grado di riconoscere ciò che ha sentito frequentemente quando si trovava nel pancione. Ho cercato e ricercato qualcosa di adatto, qualcosa che mi attirasse, ma non ho trovato niente. I mesi passavano ed io non riuscivo “ad entrare in contatto” col mio piccolo. O almeno così pensavo.
Ogni tanto cantavo qualche canzoncina, senza troppa convinzione. Pare che certe canzoni siano più adatte di altre e che un certo tipo di musica agiti il bambino invece di rassicurarlo, così non riuscivo ad assecondare me e le mie sensazioni, i miei gusti. E forse anche quelli di mio figlio.
Nel momento in cui l’ho avuto fra le braccia, questo “blocco emotivo” è proseguito per qualche giorno. Finché una sera, durante il bagnetto, mia sorella non comincia ad intonare una canzoncina nella speranza che Nicolò si calmi. Improvvisamente mi tornano in mente i momenti in cui, da piccole, ci divertivamo a canticchiare La Tartaruga di Bruno Lauzi con la r moscia per imitare un nostro amico. Incredibile ma vero: Nicolò smette di piangere e ci osserva a metà tra l’incuriosito e il divertito. Da quel giorno questa è la nostra canzone jolly! Naturalmente mi sono fiondata a recuperare la versione cartonata e corredata di CD… ma mio figlio continua a preferire la mia!
___________________

E dopo questo vergognoso esempio di autoreferenzialità, se siete alla ricerca di qualche regalo di Natale dell'ultimo minuto (ditemi che non sono rimasta solo io!!), sappiate che ci sono ancora alcune (pochissime) copie qui. Da gennaio sarà disponibile in tutte le librerie.

Rettifico: il libro, come prevedevo, è andato a ruba! Pazientate ancora qualche giorno e sarà nuovamente disponibile sul sito dell'editore e, dopo l'Epifania, in tutte le librerie.

Alla prossima!

sabato 18 giugno 2011

Bagnetto a tempo di musica...stonata!

Oggi ho portato il Puzzolo in piscina per la prima volta. Era un incontro di musicoterapia in acqua, una di quelle cose che mi entusiasmano. Tra l’altro sto scrivendo una tesina per un corso di counselling proprio sul potere della musica nella relazione mamma-bebè e l’occasione per verificare quanto stavo imparando mi sembrava perfetta.
Così non è stato. L’acqua era troppo fredda per un bimbo abituato ai suoi 36 gradi e così, dopo qualche tentativo di abituarlo alla temperatura e alla nuova esperienza, l’ho portato fuori dall’acqua. L’ho avvolto nel suo accappatoio che piangeva e tremava, amore mio, e ho cominciato a cullarlo e a cantargli qualcosa. Non ricordo cosa, forse erano solo note. L’ho attaccato al seno e si è addormentato serenamente tra le mie braccia.

A quel punto ho realizzato una cosa ovvia: la voce umana, della mamma in particolare, è musica per le sue orecchie! E così, mentre osservavo gli altri bimbi che godevano di quella lezione con le loro mamme e con i nuovi amichetti, io pensavo che avevo compiuto una violenza verso mio figlio, cercando di "omologarlo" agli altri. Mi sono odiata!
Poi ho fatto un ulteriore passettino nel mio brainstorming e ho pensato alla lettura ai (con i) propri piccoli. Forse solo oggi ho davvero capito l’importanza di questo “rito”, non si tratta solo di una buona abitudine da trasmettere per formare futuri lettori…è molto di più! Lo so, è evidente, ma io l’ho capito davvero solo oggi. La mia voce, nella lettura come nel canto, o nelle semplici parole di tutti i giorni, crea ogni giorno la nostra relazione. Soprattutto da quando lui comincia a chiamarmi, a rispondermi. È un canto a due voci che si mescolano tra di loro perfettamente.
Da domani non mi preoccuperò più di cercare di trasmettergli una mia abitudine, per quanto buona possa essere, ma solo di costruire con lui un rapporto basato sul rispetto (dei suoi bisogni e delle sue necessità) e la fiducia (su ciò che vuole comunicarmi, anche se non è esattamente ciò che mi aspetto), un rapporto tutto nostro. Solo così potremo muoverci insieme a tempo di musica…la nostra musica!
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