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martedì 2 agosto 2011

Ahi ahi che dolor!!!

Eccomi tornata...anche se non sono in gran forma! Ahi! Ahi!


Da qualche giorno ho un gran mal di schiena ma ieri mi sono proprio bloccata! Non riesco a stare seduta, sdraiata, in piedi, a testa in giù...e la mia testa dura si ostina a non voler interrompere l'allattamento (che stupida! E dire che in rete ho trovato così tanti consigli sul fatto che, smettendo, sarei rinata...), cosa che, evidentemente, non mi permette di fare tentativi farmaceutici a scapito di mio figlio.
Cosa fare allora? Prima di tutto sfogarmi con altre mamme (loro sì, Super!) che hanno cercato di aiutarmi in tutti i modi: consigli sui farmaci "sicuri e studiati" (ma, all'occorrenza, anche sui "sicuri" e basta), osteopata, massaggi shiatzu, arnica, e chi più ne ha più ne metta! Mi hanno anche segnalato il numero di telefono riservato ai problemi della compatibilità fra farmaci e gravidanza /allattamento (grazie mille Caterina, lo conoscevo già, è qui accanto).

Devo dire che mi sono quasi commossa...una trentina di messaggi tutti per me da donne che conosco "solo" virtualmente (no, qualcuna l'ho poi conosciuta anche realmente, vero Elisa?)! Grazie di cuore!!!!!


Ero sul punto di cedere e ricorrere all'autoipnosi quando ho chiesto alla mia guru (l'altra è a Parigi), che si occupa (anche) di psicosomatica, e... mi ha detto che il mal di schiena "ha a che fare con un senso di solitudine, di impotenza, di sentirsi responsabile della sofferenza di una persona amata, di avere fardelli troppo pesanti da portare, di non sentirsi abbastanza sostenuti, incoraggiati, di insicurezza materiale" ...direi che mi ha radiografata!!!

Il dolore non è ancora passato, ma ora ho un nuovo, interessante, punto di vista... ;)




N.B. Quasi tutti i farmaci passano nel latte materno, ma nella maggior parte dei casi, il neonato ne assume attraverso il latte una quantità molto bassa, che non comporta rischi di effetti indesiderati. Quindi, raramente l’assunzione di farmaci richiede la sospensione (temporanea o definitiva) dell’allattamento. Se hai dubbi rivolgiti al numero
800883300

Gli specialisti tossicologi dell'Istituto Mario Negri
rispondono 24 ore su 24.

Consigli di lettura: A proposito di medicina psicosomatica, vi segnalo Metamedicina. Ogni sintomo è un messaggio di Claudia Rainville, Amrita Edizioni.

martedì 5 luglio 2011

"Io sono a favore dell'allattamento! Ma..."

Chi mi conosce sa quanto io sia timida. E il mio approccio con l'esperienza dell'allattamento non mi ha aiutato ad avvertire immediatamente questo gesto come naturale. Eppure lo è!
Perché mai dovrebbe esserlo solo per le mucche o le cagnette? Perché se dico a mio marito di aver assaggiato il mio latte ricevo una smorfia di disgusto? Non dovrebbe reagire così se mi trovasse ad assaporare il latte di un altro animale? E invece no. La società ci ha così "corrotti" che troviamo naturale ciò che non lo è e innaturale ciò che invece dovrebbe esserlo.
Per questo, e anche perché adesso io e mio figlio non abbiamo alcuna difficoltà ad "attaccarci" in meno di un secondo (quando i primi tempi avevamo bisogno di silenzio, solitudine e un manuale di istruzioni per l'uso!), ho deciso che dovevo fare qualcosa per aiutare tutte quelle mamme che vogliono, vogliono, fortissimamente vogliono allattare il proprio piccolo!




Maitena


Oltre ad allattarlo ovunque (finalmente!!), sto cercando con tutte le mie forze di incoraggiare un paio di amiche in attesa e rispondere alle loro domande.
Mi sono sperticata in consigli lunghi come romanzi implorando entrambe di non cedere alle difficoltà iniziali. Poi mi sono ricordata di un post di Claudia e mi sono scoperta una "talebana del capezzolo"!!
Tralasciando questa orribile definizione, mi sono resa conto che mi stavo comportando esattamente come odio che si comportino con me certi dispensatori di consigli non richiesti (e non graditi!)...ma non riuscivo a frenarmi!
Una delle due, la più prossima all'evento, mi ha parlato di ostetriche e pediatri "favorevoli all'allattamento"...certo! Li conosco, lo sono tutti, finché...


La mia esperienza iniziale con l'allattamento è stata a dir poco disastrosa. Mio figlio non ha mangiato per 5 giorni (nulla!) ma in ospedale dicevano che era una mia impressione, che anche una goccia di colostro per lui era mangiare. Insomma, a nemmeno 12 ore dal parto mi sono sentita dare della pazza visionaria! Poi mi sono decisa a contattare una consulente...


Questo post non era partito come un racconto delle nostre difficoltà iniziali, ma come un piccolo sassolino nel lago dell'indifferenza e dell'ignoranza (nel senso letterale del termine). Perché non voglio credere che certi consigli (comincio a odiare questa parola!!) provengano da secondi fini...



To be continued...

Consigli di lettura: In attesa del sequel, vi segnalo questo librino di facile lettura ma di grande utilità "Allattamento Materno. Tutto ciò (o quasi) che bisogna sapere" di Claude Didierjean Jouveau, ed. Coleman.

giovedì 23 giugno 2011

È nato prima il ciuccio o la tetta?

La domanda ricalca l'annosa questione "è nato prima l’uovo o la gallina?"... ma la risposta, in questo caso, sembra essere scontata. Invece non lo è.
Ieri sera, dopo aver appreso la felice notizia che la piccola Alma è finalmente tornata tra le braccia di mamma Habiba, ho trovato un articolo sui motivi per i quali le due erano state separate. Mi si è accapponata la pelle!
Tra questi c'è l'assurda accusa di aver creato nella bimba la confusione di considerare - e utilizzare - il seno "come un ciuccio o un gioco" (anche a me è stata più volte rivolta la frase "Tuo figlio ti ha scambiato per un ciuccio!", come se il seno fosse un surrogato del ciuccio e non viceversa) ...e più procedevo nella lettura dell'articolo, più non riuscivo a credere ai miei occhi: Habiba ha sempre agito, istintivamente, come meglio non avrebbe potuto per il bene della sua bambina. Ma questo fortissimo istinto materno è costato caro a lei e alla piccola Alma!

Nel mio piccolo, anch'io ho vissuto la straziante separazione da mio figlio per due interminabili (miseri, al confronto con questa triste storia) giorni e il dolore, vi assicuro, è lancinante!

Per questo credo che sia necessario aderire a certe iniziative per sradicare una cultura che ci chiede insistentemente di delegare il nostro compito di genitori a oggetti (box, sdraiette...) o terze persone (baby sitter, asili nido...)*. Non si tratta solo di trasmettere la cultura dell'allattamento di durata normale, ma di prendere coscienza delle nostre competenze genitoriali, se non turbate da interferenze esterne. Si tratta di riconoscere e assecondare il bisogno (e non il vizio!) di contatto che ogni cucciolo, a qualsiasi specie o cultura appartenga, ha. E il desiderio (leggasi diritto), sacrosanto, di ogni mamma di amare incondizionatamente i propri figli.


Questa tenerissima immagine rinfranca i cuori di tutte noi... perché Todas somos Habiba!


Consigli di lettura: "E se poi prende il vizio?" di Alessandra Bortolotti, ed. Il Leone Verde (collana Bambino Naturale).



* Alla difficoltà di conciliare il ruolo di madre (e padre) con quello lavorativo in realtà come la nostra, voglio dedicare un post a parte.

venerdì 20 maggio 2011

Tutti al mare!!!!

Per chi non lo sapesse, questa è la settimana del pannolino lavabile e, per l'occasione, ecco un altro succulentissimo giveaway!



Questa volta in palio ci sono due pannolini lavabili da acqua (per la piscina o per il mare)...come dire di no?
A proporre questo splendido regalo è EquAzioni e il premio è gentilmente offerto da Eco & Eco.

Confesso che questo step mi manca, chissà...magari riuscirò a convertirmi (anche se, tra un po', potrei anche provare ad eliminarlo del tutto* ;)).
Proprio qualche giorno fa ho comprato il primo costumino per il Papero e ho scoperto che esistono dei pannolini usa e getta specifici per l'acqua. Non so perché ma non mi hanno convinta e così sono andata a spulciare il web e scopro che si inzuppano d'acqua esattamente come quelli classici! Questi, invece, sembrano non avere questo inconveniente...oltre a rispettare l'ambiente!
Beh, tentar non nuoce! ;)

Vi ricordo, inoltre, il mio giveaway per tentare la sorte con "Bebè a costo zero", un libro indispensabile nella libreria di ogni futuro (o neo) genitore!



* Se volete saperne di più sulla Elimination Communication (ma non solo) vi segnalo i seguenti testi:
- e il nuovissimo "Via il pannolino! L'educazione al vasino in una prospettiva educativa, etica ed ecologica" di Elena Dal Prà, ed. Il Leone Verde (collana Bambino Naturale).

E...dulcis in fundo...ecco una vera novità nel mondo della letteratura per l'infanzia: il primo libro per bambini in cui si vedono immagini di pannolini lavabili! Parlo di "Alice sorella maggiore", il nuovo libricino di Le Storie di Alice di Giorgia Cozza e Maria Francesca Agnelli, ed. Il Leone Verde (collana Il Giardino dei Cedri).   


venerdì 6 maggio 2011

Svezzamento a richiesta...del pediatra!

Allora...ieri siamo stati dal pediatra per la visita di controllo. Avrei dovuto farla il mese scorso (il papero ha quasi 7 mesi) ma, vile, temevo di affrontare la sua ira funesta perché non avevo ancora cominciato lo svezzamento. Così...oggi sarà ancora più iracondo visto che è passato un altro mese e non è cambiato nulla nella dieta del papero!

Comunque, torniamo al nostro racconto. 
Io tremo ancora per il nervoso, meno male che un'amica (moooolto competente sul tema) si è fatta delle grasse risate (l'ho chiamata immediatamente appena fuori dallo studio medico!) ridimensionando il tutto.

Vi risparmio l'intera visita fatta di pianti isterici del papero (per inciso, non piange mai!! Nemmeno durante la cascata d'acqua che gli è piovuta in testa durante il Battesimo!) - che, a detta del dottore, sono un bene perché significa che...non è autistico!!! - e vi offro solo delle piccole chicche: "Signora, suo figlio prende solo latte materno?" E io, fiera: "Sì!" Lui: "Eh (smorfia di disapprovazione), allora bisogna cominciare con quello artificiale!" Io guardo mio marito, precedentemente istruito a tacere sull'argomento, e annuisco. Poi chiedo (ci provo!) "Ma perché devo dargli il latte artificiale se ho il mio?" Lui mi guarda incredulo e poi risponde: "Perché a un certo punto bisogna svezzarlo!" (Uhm...) Io: "Ma l'OMS non dice di allattare almeno fino ai due anni??!" Lui (sempre con gli occhi sbarrati di chi non si capacita di venire contraddetto), dopo qualche attimo di esitazione: "In Bangladesh! Noi siamo in Bangladesh?" Io: "Ah, non sapevo che ci fosse questa precisazione nel comunicato dell'OMS..."
Poi, dopo aver timidamente aggiunto che sapevo che il latte materno si modificasse in base alle necessità del piccolo, si rende conto (forse) di aver detto una castroneria (illusa!!!) e cambia tono: "Allora signora, qui ha la dieta del bambino*: minestra e bla bla bla, se proprio ci tiene continui col latte materno ma per il frullato deve comunque aggiungere il latte... a meno che non voglia tirarselo..." Io: "Nooooo, certo!" "E comunque, signora, se vuole continui pure a dargli il suo latte (precisazione: MAI in sostituzione della minestra delle "ore 12" se la rifiuta, altrimenti non l'accetterà mai!!!) ma sappia che così sarà più difficile abituarlo al biberon!"...


Io sono ancora senza parole...ah, mi ha pure dato l'acido folico perché è pallido...nonostante io gli abbia comunicato che sono portatrice sana e che convivo pacificamente col mio (s)colorito da sempre! Possibile che lo sia anche mio figlio? Ma forse ora sto esagerando...


*La dieta comprende 4 pasti: alle ore 7, 12, 17 e 22.
Il primo pasto prevede il latte artificiale, poi la minestra, nel pomeriggio il frullato e poi di nuovo latte artificiale!


Consigli di lettura: Dal mio primo post mi sono fatta una cultura in materia, per cui vi (ri)suggerisco Svezzamento e Allattamento di Jack Newman e Grazia De Fiore, ed. Coleman, e poi Il mio bambino non mi mangia di Carlos Gonzàlez, ed. Bonomi, Io mi svezzo da solo! di Lucio Piermarini, sempre della Bonomi, e per chi vuole saperne di più sull'argomento specifico del post, Sapore di mamma di Paola Negri, ed. Il Leone Verde (collana Bambino Naturale).

giovedì 28 aprile 2011

Vietato allattare in pubblico!

Inoltro dal blog Mamma Mia di Juliet Linley: Una mamma che allattava suo figlio in un pub di Londra è stata buttata fuori dopo essersi sentita dire che "le persone stavano mangiando"...

Che dire...non sono sorpresa, purtroppo, ho già letto notizie del genere.

Ad agosto, ad esempio, l’allontanamento di una mamma intenta ad allattare il proprio bambino nel museo del Prado, ha ricevuto la solidale reazione di un gruppo di giovani donne madrilene, le quali hanno deciso di rivendicare il proprio diritto di allattare in pubblico occupando i divanetti del museo in compagnia dei loro piccoli affamati.
In Italia, per lo stesso motivo, una giovane romana veniva cacciata da un bar (http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/03_Marzo/31/cacciata_bar_allattava.shtml) e lo stesso è successo ad una madre bergamasca che è stata invitata a nascondersi dal direttore dell'albergo a quattro stelle di Madonna di Campiglio in cui la signora soggiornava (http://qn.quotidiano.net/2009/07/28/211110-allatta_seno_figlia_albergo.shtml).
Tutto ciò nonostante non esista alcuna legge che impedisca di scoprire il seno in pubblico per allattare (aggiungerei che alcuni décolleté mostrano molto di più!).

Ma il colmo dei colmi è quanto sto per raccontarvi: all’esame per diventare consulente professionale in allattamento materno non è permesso allattare il proprio figlio!!


È quanto è successo a Chiara Pozzi Perteghella, che nel suo sito racconta l'assurda vicenda: http://www.farmaciapozzi.it/index.html (ripresa anche dal New York Times: http://parenting.blogs.nytimes.com/2010/07/27/no-breastfeeding-allowed/).

Io stessa sono stata "vittima" di una discriminazione simile in un ristorante giapponese (che di giapponese, però, aveva solo i nomi delle pietanze!) e gentilmente invitata a recarmi al piano superiore del locale dove ho trovato ad attendermi polvere e calcinacci. La motivazione è stata la stessa ricevuta nel pub londinese. 

È difficile stabilire se si tratti di singoli episodi o del sintomo di un’intolleranza (o semplice ignoranza?)  diffusa. Certamente, si tratta di un’occasione per riflettere su quanto l’allattamento al seno sia ancora così poco diffuso. Per lo meno nell'immaginario collettivo.
A questo proposito mi viene in mente un'immagine dolcissima di un'adorabile bimba di neanche tre anni, figlia di amici, che, mentre allattavo il mio piccolo in un locale pubblico il giorno di Pasquetta, mi si è avvicinata incuriosita, ha spostato una sedia per poterci salire sopra e ...guardare meglio cosa stesse succedendo.
Continuava a guardare lui e poi spostare il suo sguardo su di me. La cosa più bella è stata notare, dopo che mi ero lasciata distrarre dagli altri bimbi che giocavano allegri sotto il tavolo accanto a noi, che la piccola aveva preso la mano di mio figlio e ci giocava teneramente al posto mio...

Simili notizie sono in netta controtendenza rispetto alle mirabili iniziative della Provincia di Milano, dove si stanno diffondendo i cosiddetti Baby pit stop*!
Si tratta di aree allestite all’interno di un esercizio o spazio pubblico (bar, farmacia, ristorante, supermercato, biblioteca, università, stazione, ecc), dove è possibile allattare e cambiare il pannolino dei nostri bimbi indisturbate. E, aggiungerei, senza destare un simile scalpore!



*A Milano il primo baby pit stop è stato aperto presso la clinica Mangiagalli l’ottobre scorso, ma molti altri sono già in funzione (recentemente a Magenta e ad Abbiategrasso) o stanno per partire. 


martedì 26 aprile 2011

Utero con vista!*

Oggi voglio parlarvi di una pratica che ho scoperto in gravidanza: il portare.
Tra i vari supporti (fascia lunga, ad anelli, mei tai, marsupio, tonga, zaino… e chi più ne ha più ne metta…) avevo scelto il mei tai. Pratico (ma avevo fatto i conti senza la mia innata incapacità manuale!), comodo (comodissimo! Per me e per il mio piccolo...ma prima devi riuscire ad indossarlo!), sano (nel senso che il peso si scarica sul sederino e non sui genitali, come invece accade con il marsupio!)...
Ero partita gasatissima, super informata e ultra determinata, ma mi sono vigliaccamente persa per strada…
Vi risparmio, per  il momento, i particolari dei miei primi giorni da mamma (tutto ciò che NON dovete fare l’ho sperimentato io…per voi!) e passo subito all’argomento del post.
Come vi dicevo, avevo scelto questo mei tai, bellissimo, che ho acquistato prima di partorire e fatto trovare a mio marito sulla scrivania dello studio elegantemente infiocchettato e con bigliettino sdolcinato annesso, qualcosa del tipo: “Così proverai anche tu l’ebbrezza del suo dolce peso…”.
Mio marito finge entusiasmo e ripone il biglietto, insieme al mei tai, in un cassetto.
Qualche settimana dopo il parto, quando cominciavo a riprendere sembianze umane e a formulare qualche pensiero di gioia (non è stato un periodo semplice…ma chi, meglio di voi, può capirmi?), ecco che mi torna in mente il mio acquisto (uno di quelli senza starci a pensare troppo sù – il mio post sugli acquisti sconsiderati dice tutto -, digiti il codice della carta e clicchi!).
Spedita, ed eccitata, mi avvicino al cassetto, estraggo il “pratico” e…aiuto!! Ma quante bretelle ci sono??? E dove le metto? Come le annodo? Per fortuna, il sito dove l’avevo acquistato (ad onor del vero, insieme al mei tai vi arriva anche un CD con tutte le istruzioni) forniva anche dei video chiarissimi sull’utilizzo nelle varie posizioni in base all’età del bimbo. Peccato che io non fossi mentalmente in grado di recepirli…
Disegno di Loredana Seminato, tratto da "Portare i bambini" di Grazia De Fiore.

Mi sentivo insicura, impacciata e ridicola. Aggiungeteci che mio marito si è rivelato non così entusiasta dell’articolo e la ricetta è completa!
Ho riposto mestamente il mei tai nel cassetto e, di nascosto, andavo a provarlo (da sola!) con risultati a dir poco esilaranti (mmm...non è che io ridessi molto in quei momenti)…
Quando il cucciolo aveva circa 4 mesi, ero sempre più avvilita perché non avevo ancora mai usato il mio favoloso mei tai quando, meglio della Fata Turchina di Pinocchio, una persona alla quale devo tantissimo (presto vi svelerò perché) mi fa avere una fascia ad anelli. E luce fu!
Orgogliosa ed entusiasta vi dico che ho (ha!) superato l’esame a pieni voti durante il nostro primo viaggio.
La cosa più bella? Chissà perché (in realtà lo so eccome!) temevo che al mio piccolo non sarebbe piaciuto molto essere portato ("troppo stretto, non respira, non può muoversi") e invece, adesso, il suo sorriso appena vede che la indosso mi dimostra che mi sbagliavo e, ancora una volta, che devo avere maggiore fiducia nel mio modo di essere mamma...e nel mio cucciolo! E soprattutto che devo utilizzare dei tappi di cera (o è meglio il cemento?) per i consigli non richiesti!!!

Quando ci si è addormentato la prima volta, poi, mi sembrava di sognare...questa mi sembrava una cosa davvero impossibile!!!!! Sono strafelicissima!! Una donna (mamma) nuova! ^_^


 
* Espressione utilizzata da Grazia De Fiore nel suo "Portare i bambini. Contatto continuo, come e perché", ed. Coleman. Ecco il link alla casa editrice: http://www.coleman-editore.it/

Se siete interessate all'acquisto di un supporto, o se volete semplicemente saperne di più su questa pratica ancora troppo poco conosciuta, ecco il link che fa per voi: http://www.contattocontinuo.org/ ...la mia meravigliosa fascia proviene da qui!

Vi segnalo anche il blog di Mamma Canguro, con tanti consigli utili e pratici per le mamme e i papà "ad alto contatto" : http://mammacanguro.blogspot.com/

martedì 5 aprile 2011

Viva la pappappappa!!!

Innanzitutto benvenuti!!! Sono giorni che penso al modo migliore per inaugurare questo mio pezzetto di cielo, ma le aspettative erano troppo alte e temevo di avere il blocco dello scrittore…bel modo di inaugurare un blog!
Oggi, però, il mio topolino ha fatto qualcosa che non può passare sotto silenzio.
Da circa 6 mesi allatto orgogliosamente - ed esclusivamente - il mio bambino (il motivo del mio orgoglio lo spiegherò in un altro post) ma, già da qualche tempo, ho notato che comincia a mostrare particolare interesse verso ciò che mangiamo noi. In particolare pizza e biscotti (mica scemo il piccolo!).
Da qualche mese, infatti, sul tavolo della nostra cucina troneggia una sdraietta (uno dei pochi regali che stiamo utilizzando…sorry!) dalla quale N. si sporge pericolosamente con l’intento di afferrare (credo!) qualcosa dal mio piatto.
Essendo – inutile dirlo – una di quelle mamme che diventano più informate dei pediatri quando scoprono di aspettare un pupo, decido che non procederò con lo svezzamento tradizionale (il pediatra aveva deciso che, allo scoccare dei 4 mesi, N. avrebbe dovuto cominciare con un cucchiaino di mela grattugiata, la pera il giorno dopo e poi la banana, fino ad arrivare ad un frullato dei tre frutti al quale, se non ricordo male, avrei dovuto aggiungere del latte…e immagino non parlasse del mio!
 Come ho imparato diligentemente (e faticosamente) a fare, ho annuito tranquillizzando così l’esperto e ho poi rimosso automaticamente il “consiglio”.
 La prima sostanza che il mio cucciolo ha assaggiato, oltre al mio latte, è stata invece una patata! Al forno!
Tralascio la battuta di mio marito al riguardo (ma credo sia più che evidente il riferimento al quale alludesse) e procedo col racconto.
Questa clamorosa prima volta è accaduta il 31 marzo, e cioè a 5 mesi e 21 giorni. Due giorni dopo, questa volta spinta da mio marito e dai nonni, riprovo con la fatidica mela grattugiata (biologica!!). L’espressione di mio figlio è stata immancabilmente ripresa con il telefonino, quasi ci aspettassimo una simile sequenza di smorfie di profondo disgusto seguite da tentativi di autoprovocarsi conati di vomito.
A quel punto ho pensato che non fosse il caso di insistere.
La sera, però, riprovo con un pezzetto di fagiolino che lui succhia (sempre con qualche smorfietta) e sputacchia. Ci siamo! Penso, e gongolo all’idea di non avergli propinato le classiche pappette.
Oggi accade ciò che temevo…o meglio, ciò che mi avevano intimato di evitare in ogni modo. Comme d’habitude, mangio qualche biscottino a merenda (ingozzarsi sarebbe il termine più esatto!) e vedo che dalla  bocca di mio figlio comincia a venir giù dell’acqua…ma lui non ha ancora mai bevuto acqua. Metto a fuoco l’immagine e penso: è saliva! Mio figlio ha l’acquolina in bocca!!!
Lo prendo in braccio e lo appoggio sulle mie gambe. Tra me e me penso:”mi piacerebbe se prendesse un minimo di iniziativa”…detto fatto! In men che non si dica afferra la mia mano e se la porta alla bocca. Ma io oppongo resistenza. Qualche secondo dopo è lì che si tira addosso la scatola che stavo usando come tovaglia (su questo, magari, era meglio sorvolare…) e le sue piccole dita si ricoprono di minuscole briciole che erano rimaste attaccate a causa della saliva (le mette sempre in bocca e qualcuno suggerisce che dovrei insistere con il ciuccio…ma questo argomento merita un post a parte!).
Aspetto, osservo e le mette in bocca. Un attimo dopo assapora, mi guarda e scoppia a ridere fragorosamente! Ecco, ho pensato, è la fine! Ma, come disse qualcuno, la fine è il mio inizio!
A presto! ^.^

Consigli di lettura: a chi fosse interessato all'autosvezzamento, in libreria esistono diversi testi sull'argomento, ma l'unico che posso consigliare (perché è l'unico che ho e che sto leggendo) è "Svezzamento e Allattamento. Dall'introduzione dei cibi solidi al termine dell'allattamento" di Jack Newman e Grazia De Fiore, ed. Coleman.
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